http://centrotrame.wordpress.com/2010/09/06/storia-della-persecuzione-delle-lesbiche-sotto-il-nazifascismo-la-fine-di-una-damnatio-memoriae/
Storia della persecuzione delle lesbiche sotto il nazifascismo: la fine di una damnatio memoriae?
6 settembre 2010
di Daniele Salerno
Di R/esistenze lesbiche nell’Europa antifascista – raccolta di saggi a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi – ci eravamo soffermati qualche mese fa in occasione della giornata che ricorda i fatti di Stonewall. Il libro arriva a tre anni dalla pubblicazione del primo lavoro sulla storia lesbica italiana e a due dal primo convegno sull’argomento, come ci ricorda Guazzo nel suo saggio. Si tratta quindi di uno dei primissimi frutti di un lavoro storiografico e di ricerca che, a 65 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale è, almeno per l’Italia e la Spagna, ancora agli inizi.
Gli otto saggi raccolti fanno proprio il punto sull’indagine riguardante la storia delle lesbiche in Germania, Austria, Spagna e Italia (con frequenti riferimenti alla situazione francese) che seguono in particolare due direzioni: la raccolta e lo studio della testimonianza nelle sue varie forme (in una corsa contro il tempo, per quanto riguarda le testimonianze orali, vista l’età avanzata delle superstiti) e quello delle forme istituzionali assunte dall’oppressione esercitata verso le lesbiche.
Com’è possibile che gli studi e le ricerche di storia del lesbismo siano cominciati con tanto ritardo? Dalla lettura dei saggi raccolti in questo libro – e in particolare di quelli di Schoppmann e Kokula che ricostruiscono la storia delle lesbiche in Germania dall’Impero alla Seconda Guerra mondiale – possiamo avanzare una ipotesi: la legislazione nazista, non prevedendo esplicitamente un paragrafo del codice penale contro le lesbiche, ha funzionato di fatto come una forma di damnatio memoriae da cui solo ora si sta uscendo.
La rimozione del soggetto lesbico nella legislazione nazista ha prodotto infatti due conseguenze: dal lato del lavoro dello storico ha prodotto la difficoltà di riconoscere e tracciare, a partire dai documenti, una storia delle lesbiche sotto i regimi nazifascisti, dato che questo soggetto, al contrario dei gay nominati come 175 (paragrafo del codice penale tedesco contro l’omosessualità maschile), giuridicamente non esisteva; dall’altro lato il sistema classificatorio giuridico e concentrazionario nazista ha modellato il sistema classificatorio della giustizia di transizione: chi non era esplicitamente nominato nei documenti e nelle forme classificatorie dei campi di concentramento (i triangoli di vario colore, tristemente noti) ha avuto difficoltà nel dopoguerra a costituirsi ed essere riconosciuto dagli stati europei come vittima dei regimi nazifascisti. Da qui i ritardi nel riconoscimento: solo nel 1987 nel parlamento di Bonn furono ascoltate delle vittime del Nazismo nella loro qualità di lesbiche; e solo nel 1996 in Francia alla Fondazione per la Memoria della Deportazione venne dato il compito di vagliare la storia dei soggetti omosessuali durante Vichy.
La raccolta di saggi oltre a costituire un corpus di studi fondamentale per costruire una solida storiografia lesbica ha, a mio avviso, anche un altro grande pregio: la prospettiva europea e transnazionale, come dimostrano le nazionalità delle autrici dei saggi. Questo ha permesso di vedere quanto lo stigma dell’identità lesbica fosse interiorizzato sia dalle stesse lesbiche sia dalle militanti antifasciste in chiave antitedesca. L’analisi e lo studio dell’universo concentrazionario di Ravensbrück – di Bonnet e di Osborne – il più grande campo di concentramento femminile nazista, mette proprio in evidenza quanto l’identità lesbica fosse un’ombra da proiettare continuamente, da parte francese e spagnola, sul nemico tedesco.
Se dobbiamo individuare un limite che purtroppo si avverte nella lettura di questa raccolta è proprio la mancanza di sistematicità e di una visione che tenga unito il quadro generale. Se si eccettua il tentativo di Guazzo di tracciare una tipologia delle esistenze lesbiche in Italia, spesso si percepisce un accumulo di storie e di particolari da cui non si riesce a ricavare una visione d’insieme. Un limite forse proprio dovuto alla scarsità di opere teoriche generali su cui appoggiare questi saggi. D’altra parte questo rischio pare essere già previsto dalle stesse curatrici: l’obiettivo che queste si pongono è appunto fare massa critica di ricerche e lavori al fine di avviare e fare crescere questo nuovo filone di ricerca. R/esistenze lesbiche quindi passa il testimone, e i suoi testimoni, a chi vorrà seguire, nella costruzione di un campo di indagine di cui questo libro, tra i pochi, ha il merito di tracciare i contorni.
R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista
a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi
Ombre Corte, 2010
pagg. 190
il libro
In un contesto in cui la ricerca storica europea appare ancora fortemente condizionata da istanze maschili-bianche e le reti accademiche non sembrano certo distinguersi nell'investire sensibilità ed energie sulla storia dei soggetti "altri", quali le lesbiche sono indubbiamente, i lavori qui presentati assumono sicuramente una rilevanza particolare nel panorama storiografico.
Frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze di cui ancora si dispone, il volume si avvale dei contributi di alcune note storiche del lesbismo che si occupano di esistenze e resistenze lesbiche nell'Europa dei nazifascismi, includendo anche il franchismo spagnolo. La barra che si è scelto di apporre su "r/esistenze" sta infatti a indicare come per le lesbiche la stessa esistenza possa essere considerata una forma di resistenza (all'eterosessualità obbligatoria, alla cancellazione di sé e delle proprie passioni), ancor più in periodi di forzata "normalizzazione" di tutte le donne come furono quelli dei fascismi europei del Novecento. Ma la "resistenza" che trova spazio in questo libro è anche quella di lesbiche politicamente consapevoli, che fronteggiarono e combatterono con determinazione e coraggio le dittature di Mussolini, di Hitler e di Franco.
Nel volume vengono inoltre affrontate anche le questioni, spesso rimosse, relative alla "zona grigia" della sopravvivenza durante l'internamento e ai rapporti fra "asociali" e "politiche" nei Lager.
le curatrici
Paola Guazzo ha recentemente pubblicato il romanzo Un mito, a suo modo e curato con altre Il movimento delle lesbiche in Italia.
Ines Rieder dagli anni Novanta si occupa principalmente di ricerca storica. Suoi lavori sono stati pubblicati in diverse riviste internazionali.
Vincenza Scuderi è ricercatrice di Lingua tedesca e traduzione presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Catania.
In un contesto in cui la ricerca storica europea appare ancora fortemente condizionata da istanze maschili-bianche e le reti accademiche non sembrano certo distinguersi nell'investire sensibilità ed energie sulla storia dei soggetti "altri", quali le lesbiche sono indubbiamente, i lavori qui presentati assumono sicuramente una rilevanza particolare nel panorama storiografico.
Frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze di cui ancora si dispone, il volume si avvale dei contributi di alcune note storiche del lesbismo che si occupano di esistenze e resistenze lesbiche nell'Europa dei nazifascismi, includendo anche il franchismo spagnolo. La barra che si è scelto di apporre su "r/esistenze" sta infatti a indicare come per le lesbiche la stessa esistenza possa essere considerata una forma di resistenza (all'eterosessualità obbligatoria, alla cancellazione di sé e delle proprie passioni), ancor più in periodi di forzata "normalizzazione" di tutte le donne come furono quelli dei fascismi europei del Novecento. Ma la "resistenza" che trova spazio in questo libro è anche quella di lesbiche politicamente consapevoli, che fronteggiarono e combatterono con determinazione e coraggio le dittature di Mussolini, di Hitler e di Franco.
Nel volume vengono inoltre affrontate anche le questioni, spesso rimosse, relative alla "zona grigia" della sopravvivenza durante l'internamento e ai rapporti fra "asociali" e "politiche" nei Lager.
le curatrici
Paola Guazzo ha recentemente pubblicato il romanzo Un mito, a suo modo e curato con altre Il movimento delle lesbiche in Italia.
Ines Rieder dagli anni Novanta si occupa principalmente di ricerca storica. Suoi lavori sono stati pubblicati in diverse riviste internazionali.
Vincenza Scuderi è ricercatrice di Lingua tedesca e traduzione presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Catania.
mercoledì 8 settembre 2010
giovedì 22 luglio 2010
R/esistenze lesbiche - La recensione di Agorà e TraMe
Ecco la recensione di Agorà, blog gay di Verona:
http://agoralgbtq.blogspot.com/2010/07/resistenze-lesbiche-nelleuropa.html
Inoltre segnaliamo un rimando al testo nel blog di TraMe
Centro di studi interdisciplinare su memorie e traumi culturali nell'ambito dell'Università di Bologna:
http://centrotrame.wordpress.com/2010/06/26/giornata-dellorgoglio-gay-e-riscritture-della-memoria/
http://agoralgbtq.blogspot.com/2010/07/resistenze-lesbiche-nelleuropa.html
Inoltre segnaliamo un rimando al testo nel blog di TraMe
Centro di studi interdisciplinare su memorie e traumi culturali nell'ambito dell'Università di Bologna:
http://centrotrame.wordpress.com/2010/06/26/giornata-dellorgoglio-gay-e-riscritture-della-memoria/
martedì 20 luglio 2010
R/esistenze lesbiche- La trasmissione di Radio Onde Furlane
Scorrete l'elenco dei titoli su questo link:
http://www.ondefurlane.eu/libri-per-l-utopia/
http://www.ondefurlane.eu/libri-per-l-utopia/
martedì 13 luglio 2010
R/esistenze lesbiche- La recensione di Luisa Passerini su "Il manifesto"
da "Il Manifesto", 11 luglio 2010
Pratiche di desistenza per vite messe all'indice
La persecuzione delle lesbiche durante il nazismo
di Luisa Passerini
Pregi di questo libro sono la dimensione sovranazionale - i casi trattati si riferiscono all'Austria, alla Germania, alla Spagna e all'Italia - e la documentazione di molte vite di donne, spesso nei campi di concentramento, attraverso fonti di varia natura. Vengono infatti presi in considerazione documenti da atti processuali, memorie autobiografiche, testi giuridici, codici, testimonianze orali, testi letterari e teatrali. Giustamente lamentano le curatrici che molti archivi, come quelli ungheresi, sono ancora inaccessibili, il che limita fortemente la ricerca storica. Nello stesso tempo, non è soltanto quest'ultima che viene limitata, ma anche l'universo della commemorazione, che sta assumendo una dimensione sempre più fortemente europea, nel quale però le figure delle lesbiche non sono ancora presenti in maniera adeguata.
La barra che compare nel titolo indica che per le lesbiche non è possibile semplicemente esistere, che le loro scelte sessuali ed esistenziali implicano sempre anche qualche forma di resistenza, in particolare per quanto riguarda la vita in ambiti totalitari. Il concetto di resistenza assume in tal modo una dimensione quotidiana e culturale, che amplia la concezione della politica e la spinge a confondere i confini tra pubblico e privato. Il tema del rapporto tra esistenze e resistenze è esaminato in particolare nel saggio di Paola Guazzo, che usa termini significativi come «'modi' di esistenza delle lesbiche italiane durante il fascismo», «'sopravvivenza' associativa femminile» e «pratiche di complicità» verso il potere nazifascista, altrettante espressioni che indicano la complessità delle forme di vita nella situazione dei soggetti di regimi totalitari.
Su questa linea, gli aspetti più interessanti della raccolta sono quelli in cui la contestualizzazione storica del concetto di lesbica viene problematizzata e complicata. Così Vincenza Scuderi sottolinea che non fu il lesbismo la causa prima dell'esilio e della persecuzione di molte donne da parte del regime nazista, ma «piuttosto una commistione assai più esplosiva fra lesbismo, impegno politico e, talvolta, origine ebraica». Parecchie delle donne considerate nel libro infatti erano ebree e in quanto tali oggetto di molteplici forme di discriminazione. Scuderi indica quindi che sembra emergere non tanto un soggetto lesbico individuabile univocamente come tale, quanto piuttosto un atteggiamento queer, dove «la scelta di identità sembra situarsi in un crinale intermedio, realizzandosi in diverse forme e possibilità quasi contemporanee».
Un contributo di rilievo in una direzione simile è il saggio di Marie-Jo Bonnet, che decostruisce acutamente la connotazione denigratoria di julot nel contesto del campo di concentramento di Ravensbrück. Il termine sembra a tutta prima indicare le «pappone» tedesche, ma in conclusione della sua analisi l'autrice può avanzare l'ipotesi che fosse l'intero campo della sessualità tra donne a venire accomunato sotto quella definizione, associando l'omosessualità e la prostituzione. Tuttavia Bonnet si domanda anche se la figura della julot non sia una specie di cortina fumogena dietro la quale potessero essere vissuti sentimenti d'amore. Un intrico di passioni, calunnie, odi emerge infatti in parecchi saggi, svelando casi di lesbicofobia, soprattutto da parte delle recluse politiche; è questo mondo dell'intersoggettività sofferente e conflittuale in situazioni estreme che dovrà essere ulteriormente studiato e compreso in prospettiva storica.
Un ulteriore punto di interesse è quello in cui la dimensione comparativa tra i diversi paesi viene tematizzata, come accade direttamente soltanto nel saggio di Raquel Osborne, che addita le molteplici somiglianze fra due istituzioni totali: il mondo dei campi di concentramento nazisti per donne e le carceri femminili spagnole del primo periodo franchista. Osborne prende avvio da un'impostazione foucaultiana, nel senso di una concettualizzazione della micropolitica e della penetrazione nel tessuto sociale del dispositivo della sessualità, individuando nell'autorepressione sessuale una linea di difesa fondamentale. Ciò appare di particolare rilevanza al fine di rompere le barriere tra le istituzioni separate e la società nel suo complesso, in special modo, ma non soltanto, durante i periodi di repressione totalitaria. In una direzione simile vanno le ripetute sottolineature, nel corso del libro, della similarità del destino tra donne che compivano scelte lesbiche e donne di cui non si conoscevano le scelte sessuali o che mettevano in atto scelte eteronormative. Può essere intesa in questo senso per esempio l'osservazione di Vincenza Scuderi secondo cui il grande successo del film Mädchen in Uniform (Ragazze in uniforme) del 1931 era stato decretato da un pubblico amplissimo e non esclusivamente omosessuale.
Dalle pagine di questo libro emerge una folla di donne note e poco note, da Margarete Buber-Neumann, la scrittrice comunista amica di Milena Jesenská, che ha testimoniato nel libro dedicato a quest'ultima sulle relazioni d'amore tra le donne nel campo di Ravensbrück, all'attrice di origine tedesca Dorothea Neff che salvò la vita di una costumista ebrea che rischiava la deportazione, nascondendola nella propria casa a Vienna. Tuttavia, in molti saggi l'intento documentario sopraffà ancora la potenzialità analitica, privilegiando un approccio storico descrittivo che punta soprattutto sulla rivelazione di storie finora inedite o poco conosciute. Così ad esempio la natura dei reticoli - o «cerchie di amiche», come vengono definite - potrebbe essere esplorata analiticamente e prestarsi a qualche formalizzazione qualitativa, ma non è stata sottoposta a un'analisi sufficientemente articolata. Molti documenti di grande rilevanza storica sono semplicemente presentati con lunghe citazioni dall'originale, come una lettera di denuncia alla Centrale della Polizia Politica di Francoforte del 1936 su «una relazione di dipendenza sessuale (lesbica)» tra «la bionda Hedi», di 22-23 anni, «molto distinta» e la signora K., moglie divorziata di un membro delle SS, mentre anche solo l'analisi del linguaggio avrebbe offerto molti spunti interessanti. Proprio questo libro, presentandoci un bilancio degli studi nel settore, dimostra che è assolutamente urgente andare oltre l'intento di rompere il silenzio sulle «vittime dimenticate» e la constatazione che le lesbiche «nel migliore dei casi tacessero sulla loro relazione lesbica, nel peggiore la negassero». Il «non dire» rivela anche le contraddizioni nelle quali si dovettero dibattere le donne discriminate a causa delle loro scelte sessuali e politiche: i punti alti di questa raccolta sono quelli in cui tale complessa mescolanza viene svelata e restituita alla nostra memoria, con empatia per la forza delle donne del passato e pietas per le loro sofferenze, comprese quelle causate dai conflitti tra di loro.
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100711/pagina/12/pezzo/282305/
Pratiche di desistenza per vite messe all'indice
La persecuzione delle lesbiche durante il nazismo
di Luisa Passerini
Pregi di questo libro sono la dimensione sovranazionale - i casi trattati si riferiscono all'Austria, alla Germania, alla Spagna e all'Italia - e la documentazione di molte vite di donne, spesso nei campi di concentramento, attraverso fonti di varia natura. Vengono infatti presi in considerazione documenti da atti processuali, memorie autobiografiche, testi giuridici, codici, testimonianze orali, testi letterari e teatrali. Giustamente lamentano le curatrici che molti archivi, come quelli ungheresi, sono ancora inaccessibili, il che limita fortemente la ricerca storica. Nello stesso tempo, non è soltanto quest'ultima che viene limitata, ma anche l'universo della commemorazione, che sta assumendo una dimensione sempre più fortemente europea, nel quale però le figure delle lesbiche non sono ancora presenti in maniera adeguata.
La barra che compare nel titolo indica che per le lesbiche non è possibile semplicemente esistere, che le loro scelte sessuali ed esistenziali implicano sempre anche qualche forma di resistenza, in particolare per quanto riguarda la vita in ambiti totalitari. Il concetto di resistenza assume in tal modo una dimensione quotidiana e culturale, che amplia la concezione della politica e la spinge a confondere i confini tra pubblico e privato. Il tema del rapporto tra esistenze e resistenze è esaminato in particolare nel saggio di Paola Guazzo, che usa termini significativi come «'modi' di esistenza delle lesbiche italiane durante il fascismo», «'sopravvivenza' associativa femminile» e «pratiche di complicità» verso il potere nazifascista, altrettante espressioni che indicano la complessità delle forme di vita nella situazione dei soggetti di regimi totalitari.
Su questa linea, gli aspetti più interessanti della raccolta sono quelli in cui la contestualizzazione storica del concetto di lesbica viene problematizzata e complicata. Così Vincenza Scuderi sottolinea che non fu il lesbismo la causa prima dell'esilio e della persecuzione di molte donne da parte del regime nazista, ma «piuttosto una commistione assai più esplosiva fra lesbismo, impegno politico e, talvolta, origine ebraica». Parecchie delle donne considerate nel libro infatti erano ebree e in quanto tali oggetto di molteplici forme di discriminazione. Scuderi indica quindi che sembra emergere non tanto un soggetto lesbico individuabile univocamente come tale, quanto piuttosto un atteggiamento queer, dove «la scelta di identità sembra situarsi in un crinale intermedio, realizzandosi in diverse forme e possibilità quasi contemporanee».
Un contributo di rilievo in una direzione simile è il saggio di Marie-Jo Bonnet, che decostruisce acutamente la connotazione denigratoria di julot nel contesto del campo di concentramento di Ravensbrück. Il termine sembra a tutta prima indicare le «pappone» tedesche, ma in conclusione della sua analisi l'autrice può avanzare l'ipotesi che fosse l'intero campo della sessualità tra donne a venire accomunato sotto quella definizione, associando l'omosessualità e la prostituzione. Tuttavia Bonnet si domanda anche se la figura della julot non sia una specie di cortina fumogena dietro la quale potessero essere vissuti sentimenti d'amore. Un intrico di passioni, calunnie, odi emerge infatti in parecchi saggi, svelando casi di lesbicofobia, soprattutto da parte delle recluse politiche; è questo mondo dell'intersoggettività sofferente e conflittuale in situazioni estreme che dovrà essere ulteriormente studiato e compreso in prospettiva storica.
Un ulteriore punto di interesse è quello in cui la dimensione comparativa tra i diversi paesi viene tematizzata, come accade direttamente soltanto nel saggio di Raquel Osborne, che addita le molteplici somiglianze fra due istituzioni totali: il mondo dei campi di concentramento nazisti per donne e le carceri femminili spagnole del primo periodo franchista. Osborne prende avvio da un'impostazione foucaultiana, nel senso di una concettualizzazione della micropolitica e della penetrazione nel tessuto sociale del dispositivo della sessualità, individuando nell'autorepressione sessuale una linea di difesa fondamentale. Ciò appare di particolare rilevanza al fine di rompere le barriere tra le istituzioni separate e la società nel suo complesso, in special modo, ma non soltanto, durante i periodi di repressione totalitaria. In una direzione simile vanno le ripetute sottolineature, nel corso del libro, della similarità del destino tra donne che compivano scelte lesbiche e donne di cui non si conoscevano le scelte sessuali o che mettevano in atto scelte eteronormative. Può essere intesa in questo senso per esempio l'osservazione di Vincenza Scuderi secondo cui il grande successo del film Mädchen in Uniform (Ragazze in uniforme) del 1931 era stato decretato da un pubblico amplissimo e non esclusivamente omosessuale.
Dalle pagine di questo libro emerge una folla di donne note e poco note, da Margarete Buber-Neumann, la scrittrice comunista amica di Milena Jesenská, che ha testimoniato nel libro dedicato a quest'ultima sulle relazioni d'amore tra le donne nel campo di Ravensbrück, all'attrice di origine tedesca Dorothea Neff che salvò la vita di una costumista ebrea che rischiava la deportazione, nascondendola nella propria casa a Vienna. Tuttavia, in molti saggi l'intento documentario sopraffà ancora la potenzialità analitica, privilegiando un approccio storico descrittivo che punta soprattutto sulla rivelazione di storie finora inedite o poco conosciute. Così ad esempio la natura dei reticoli - o «cerchie di amiche», come vengono definite - potrebbe essere esplorata analiticamente e prestarsi a qualche formalizzazione qualitativa, ma non è stata sottoposta a un'analisi sufficientemente articolata. Molti documenti di grande rilevanza storica sono semplicemente presentati con lunghe citazioni dall'originale, come una lettera di denuncia alla Centrale della Polizia Politica di Francoforte del 1936 su «una relazione di dipendenza sessuale (lesbica)» tra «la bionda Hedi», di 22-23 anni, «molto distinta» e la signora K., moglie divorziata di un membro delle SS, mentre anche solo l'analisi del linguaggio avrebbe offerto molti spunti interessanti. Proprio questo libro, presentandoci un bilancio degli studi nel settore, dimostra che è assolutamente urgente andare oltre l'intento di rompere il silenzio sulle «vittime dimenticate» e la constatazione che le lesbiche «nel migliore dei casi tacessero sulla loro relazione lesbica, nel peggiore la negassero». Il «non dire» rivela anche le contraddizioni nelle quali si dovettero dibattere le donne discriminate a causa delle loro scelte sessuali e politiche: i punti alti di questa raccolta sono quelli in cui tale complessa mescolanza viene svelata e restituita alla nostra memoria, con empatia per la forza delle donne del passato e pietas per le loro sofferenze, comprese quelle causate dai conflitti tra di loro.
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100711/pagina/12/pezzo/282305/
sabato 3 luglio 2010
R/esistenze lesbiche - La recensione di Patrizia Colosio
http://www.listalesbica.it/content/index.php?module=pagemaster&PAGE_user_op=view_page&PAGE_id=811
R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista
E’ uscita per Ombre Corte l’interessante raccolta di saggi a cura di Paola Guazzo
di Patrizia Colosio
Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi (A cura di)
R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista
Ombre corte
19 euro
Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Fuori della norma . Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento, a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini, una pubblicazione che ha rotto un silenzio pressoché totale inaugurando una storiografia lesbica che il presente volume intende rilanciare in connessione con “studi storici da tempo sviluppatisi in luoghi e contesti meno regressivi dei nostri” .
Questa l’intenzione espressa da Paola Guazzo nel proprio saggio Al “confino” della norma che poco oltre precisa: “Il confine non deve mai più divenire confino, né per noi né per le nostre storie.
Partendo dal gioco di parole presente nel titolo si snoda il filo della trattazione di quelle “esistenze” che al di là della piena consapevolezza politica si facevano” Resistenze” quando le espressioni del sé trasgredivano i limiti normativi e i canoni imposti alle donne dal fascismo ; una serie di testimonianze dimostra infatti che “l’antifascismo esistenziale trova profonda - e antropologica – cittadinanza proprio fra le donne”.
Persino gli spazi di irreggimentazione di massa o i luoghi dove le donne potevano praticare attività atletiche collettive furono luoghi di desiderio; e così non ci stupiamo di scoprire dalle autobiografie delle orvietine - le allieve dell’Accademia di educazione fisica femminile di Orvieto - e dal loro Bollettino, l’esistenza di una specie di “mascherata lesbica” tra le Dive e la Teppa che rimanda in modo neanche tanto velato alla rappresentazione butch/femme.
Paola Guazzo affronta poi la questione della cosiddetta “zona grigia” quelle forme cioè di complicità con il potere attuate da lesbiche nell’inferno dei lager. E proprio a questo tema è dedicato il saggio di Marie-Jo Bonnet che affronta l’immagine dell’omosessualità nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück; la sua analisi prende le mosse dal testo francese Le Verfügbar aux Enfers di Germain Tillion pubblicato nel 2005 e messo in scena in teatro nel 2007; un’opera collettiva in forma di operetta scritta dalle prigioniere politiche francesi nel 1944, ma mai pubblicata prima.
In essa appaiono come protagoniste le juliot ossia le donne tedesche che per quanto internate come “asociali” si pongono in certo modo come collaborazioniste e così vengono descritte: da una parte come “il coro delle juliot, grasse, chic, con la messa in piega” , dall’altra appaiono riconoscibili per le “scarpe civili brillanti di lucido, taglio di capelli da ragazzo e cintura”. Si evidenzia una contrapposizione esistenziale all’interno dei lager tedeschi che permette di sviluppare un senso di appartenenza e di comunanza che porta a forma concrete di solidarietà e di mutuo soccorso indispensabili per la sopravvivenza. La stessa Germaine Tillion scrive a questo proposito: “Innanzitutto se sono sopravvissuta lo devo sicuramente al caso, poi alla collera, alla volontà di rivelare questi crimini, e infine a una coalizione dell’amicizia – perché avevo perso il desiderio viscerale di vivere.”
E se per le francesi la contrapposizione è con le tedesche, per le spagnole politiche internate nel periodo franchista diventa anche una contrapposizione con le detenute comuni, spesso prostitute; il processo identitario passa quindi anche attraverso il rifiuto di quelle pratiche erotiche, vedi il lesbismo, che avrebbero potuto in qualche modo intaccare quella disciplina del sé che avrebbe aperto la via alla “resa definitiva” al regime delle SS. E alle cosiddette “monache rosse” e alla loro visione delle relazioni nei lager nazisti e nelle prigioni franchiste è dedicato il contributo di Raquel Osborne .
La parte più consistente del libro e’ dedicata alla situazione in Germania dove sappiamo esisteva il paragrafo 175 che ufficialmente puniva solo l’omosessualità maschile, ma sappiamo che altre erano le forme di repressione e di coercizione dell’esistenza lesbica, mentre l’annessione dell’Austria, dove era in vigore un codice che perseguiva penalmente anche le lesbiche, portò a un’accentuazione del clima repressivo.
Per motivi di spazio riporto solo i titoli assai significativi dei diversi capitoli come stimolo a una successiva lettura :
Le lesbiche tedesche dall’Impero alla fine della Seconda guerra mondiale di Claudia Schopmann;
Situazione delle donne lesbiche sotto il nazismo, di Ilse Kokula;
Tra fuga e sogno di rinascita: scrittrici lesbiche in esilio negli anni Trenta di Vincenza Scuderi;
Tutto, ma non lesbiche: esempi di vita lesbica in Austria negli anni Trenta e Quaranta di Ines Rieder.
Concludendo riprendo alcuni passaggi dal saggio di Paola Guazzo come spunti per un’ulteriore ricerca:
la zona grigia ripresa nel dibattito femminista attraverso le parole di Vincenza Perilli riguardo alla tema dell’innocenza degli oppressi ossia quella “orginaria differenza grazie alla quale le donne risultano in virtù della loro condizione di oppresse più buone e più vittime di altre vittime”.
O ancora quell’operazione abbastanza subdola e assai diffusa per cui le storiche operano un ridimensionamento del lesbismo in quella che Guazzo definisce “riduzione amicale; è il caso delle relazioni fra le giovani ospiti dell’Asilo Mariuccia di Milano trattato da Annarita Buttafuoco dove l’uso a profusione dei “ti amo” non è ritenuto sufficiente a suffragare la diffusione e la significatività dell’amore tra donne.
Leggendo questi passi il ricordo torna agli anni del liceo quando “dovendo” leggere Saffo il professore si affannava, fortunatamente invano, per convincerci che non era come poteva apparire.
Ed è soprattutto perché scene di questo tipo non si ripetano che questo saggio è prezioso.
R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista
E’ uscita per Ombre Corte l’interessante raccolta di saggi a cura di Paola Guazzo
di Patrizia Colosio
Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi (A cura di)
R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista
Ombre corte
19 euro
Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Fuori della norma . Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento, a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini, una pubblicazione che ha rotto un silenzio pressoché totale inaugurando una storiografia lesbica che il presente volume intende rilanciare in connessione con “studi storici da tempo sviluppatisi in luoghi e contesti meno regressivi dei nostri” .
Questa l’intenzione espressa da Paola Guazzo nel proprio saggio Al “confino” della norma che poco oltre precisa: “Il confine non deve mai più divenire confino, né per noi né per le nostre storie.
Partendo dal gioco di parole presente nel titolo si snoda il filo della trattazione di quelle “esistenze” che al di là della piena consapevolezza politica si facevano” Resistenze” quando le espressioni del sé trasgredivano i limiti normativi e i canoni imposti alle donne dal fascismo ; una serie di testimonianze dimostra infatti che “l’antifascismo esistenziale trova profonda - e antropologica – cittadinanza proprio fra le donne”.
Persino gli spazi di irreggimentazione di massa o i luoghi dove le donne potevano praticare attività atletiche collettive furono luoghi di desiderio; e così non ci stupiamo di scoprire dalle autobiografie delle orvietine - le allieve dell’Accademia di educazione fisica femminile di Orvieto - e dal loro Bollettino, l’esistenza di una specie di “mascherata lesbica” tra le Dive e la Teppa che rimanda in modo neanche tanto velato alla rappresentazione butch/femme.
Paola Guazzo affronta poi la questione della cosiddetta “zona grigia” quelle forme cioè di complicità con il potere attuate da lesbiche nell’inferno dei lager. E proprio a questo tema è dedicato il saggio di Marie-Jo Bonnet che affronta l’immagine dell’omosessualità nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück; la sua analisi prende le mosse dal testo francese Le Verfügbar aux Enfers di Germain Tillion pubblicato nel 2005 e messo in scena in teatro nel 2007; un’opera collettiva in forma di operetta scritta dalle prigioniere politiche francesi nel 1944, ma mai pubblicata prima.
In essa appaiono come protagoniste le juliot ossia le donne tedesche che per quanto internate come “asociali” si pongono in certo modo come collaborazioniste e così vengono descritte: da una parte come “il coro delle juliot, grasse, chic, con la messa in piega” , dall’altra appaiono riconoscibili per le “scarpe civili brillanti di lucido, taglio di capelli da ragazzo e cintura”. Si evidenzia una contrapposizione esistenziale all’interno dei lager tedeschi che permette di sviluppare un senso di appartenenza e di comunanza che porta a forma concrete di solidarietà e di mutuo soccorso indispensabili per la sopravvivenza. La stessa Germaine Tillion scrive a questo proposito: “Innanzitutto se sono sopravvissuta lo devo sicuramente al caso, poi alla collera, alla volontà di rivelare questi crimini, e infine a una coalizione dell’amicizia – perché avevo perso il desiderio viscerale di vivere.”
E se per le francesi la contrapposizione è con le tedesche, per le spagnole politiche internate nel periodo franchista diventa anche una contrapposizione con le detenute comuni, spesso prostitute; il processo identitario passa quindi anche attraverso il rifiuto di quelle pratiche erotiche, vedi il lesbismo, che avrebbero potuto in qualche modo intaccare quella disciplina del sé che avrebbe aperto la via alla “resa definitiva” al regime delle SS. E alle cosiddette “monache rosse” e alla loro visione delle relazioni nei lager nazisti e nelle prigioni franchiste è dedicato il contributo di Raquel Osborne .
La parte più consistente del libro e’ dedicata alla situazione in Germania dove sappiamo esisteva il paragrafo 175 che ufficialmente puniva solo l’omosessualità maschile, ma sappiamo che altre erano le forme di repressione e di coercizione dell’esistenza lesbica, mentre l’annessione dell’Austria, dove era in vigore un codice che perseguiva penalmente anche le lesbiche, portò a un’accentuazione del clima repressivo.
Per motivi di spazio riporto solo i titoli assai significativi dei diversi capitoli come stimolo a una successiva lettura :
Le lesbiche tedesche dall’Impero alla fine della Seconda guerra mondiale di Claudia Schopmann;
Situazione delle donne lesbiche sotto il nazismo, di Ilse Kokula;
Tra fuga e sogno di rinascita: scrittrici lesbiche in esilio negli anni Trenta di Vincenza Scuderi;
Tutto, ma non lesbiche: esempi di vita lesbica in Austria negli anni Trenta e Quaranta di Ines Rieder.
Concludendo riprendo alcuni passaggi dal saggio di Paola Guazzo come spunti per un’ulteriore ricerca:
la zona grigia ripresa nel dibattito femminista attraverso le parole di Vincenza Perilli riguardo alla tema dell’innocenza degli oppressi ossia quella “orginaria differenza grazie alla quale le donne risultano in virtù della loro condizione di oppresse più buone e più vittime di altre vittime”.
O ancora quell’operazione abbastanza subdola e assai diffusa per cui le storiche operano un ridimensionamento del lesbismo in quella che Guazzo definisce “riduzione amicale; è il caso delle relazioni fra le giovani ospiti dell’Asilo Mariuccia di Milano trattato da Annarita Buttafuoco dove l’uso a profusione dei “ti amo” non è ritenuto sufficiente a suffragare la diffusione e la significatività dell’amore tra donne.
Leggendo questi passi il ricordo torna agli anni del liceo quando “dovendo” leggere Saffo il professore si affannava, fortunatamente invano, per convincerci che non era come poteva apparire.
Ed è soprattutto perché scene di questo tipo non si ripetano che questo saggio è prezioso.
lunedì 28 giugno 2010
R/esistenze lesbiche, Catania luglio 2010
Sabato 3 luglio 2010
Cortile CGIL via Crociferi n. 40 - Catania
ore 18.00
Presentazione del libro
R/ESISTENZE LESBICHE NELL'EUROPA NAZIFASCISTA
a cura di Paola Guazzo, Ines RIeder, Vincenza Scuderi
Emma Baeri e Domenico Stimolo dialogano con le curatrici Paola Guazzo e Vincenza
Scuderi.
Contributi di Maria Teresa Aloisi, Gianni Famoso e Ciccio Giuffrida
Ore 20.30
Proiezione del documentario
"But I Was a Girl. The Story of Frieda Belinfante"
regia di Toni Boumans, Olanda 1999/2000
ore 22.00
SERATA IN CORTO
Fuoricampo Lesbian Group presenta una selezioni di film tratta da Some Prefer
Cake, festival di cinema lesbico. A cura di Luki Massa
organizzano: Ass.ne Antimafie "Rita Atria", Facoltà di Lingue e Letterature
straniere - Catania, Ass.ne Culturale Alan Lomax, Ass.ne Città Felice, Ass.ne
Nazionale Partigiani d'Italia - Catania.
Cortile CGIL via Crociferi n. 40 - Catania
ore 18.00
Presentazione del libro
R/ESISTENZE LESBICHE NELL'EUROPA NAZIFASCISTA
a cura di Paola Guazzo, Ines RIeder, Vincenza Scuderi
Emma Baeri e Domenico Stimolo dialogano con le curatrici Paola Guazzo e Vincenza
Scuderi.
Contributi di Maria Teresa Aloisi, Gianni Famoso e Ciccio Giuffrida
Ore 20.30
Proiezione del documentario
"But I Was a Girl. The Story of Frieda Belinfante"
regia di Toni Boumans, Olanda 1999/2000
ore 22.00
SERATA IN CORTO
Fuoricampo Lesbian Group presenta una selezioni di film tratta da Some Prefer
Cake, festival di cinema lesbico. A cura di Luki Massa
organizzano: Ass.ne Antimafie "Rita Atria", Facoltà di Lingue e Letterature
straniere - Catania, Ass.ne Culturale Alan Lomax, Ass.ne Città Felice, Ass.ne
Nazionale Partigiani d'Italia - Catania.
martedì 22 giugno 2010
R/esistenze lesbiche - Intervista di Elena Romanello ( "Nuova Società" )
http://www.nuovasocieta.it/interviste/6402-resistenze-gay-sotto-il-nazifascismo.html
Solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare delle altre vittime del nazismo e del fascismo oltre agli ebrei e agli oppositori del regime, gli appartenenti a religioni minoritarie, i malati cronici e gli omosessuali, privilegiando però la persecuzione contro gli uomini gay, quando anche le donne lesbiche vennero internate e uccise.
La casa editrice Ombre corte pubblica nella sua collana Documenta il saggio R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista, a cura di Paola Guazzo, già coautrice de Il movimento delle lesbiche in Italia, di Ines Rieder, ricercatrice storica, e di Vincenza Scuderi, ricercatrice di Lingua tedesca e traduzione presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Catania.
Il libro è frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze di cui si dispone ed è incentrato sulle esistenze e resistenze lesbiche nell'Europa dei nazifascismi, inclusa la Spagna franchista. Nuovasocietà ha sentito una delle autrici, Paola Guazzo, per discutere di quello che è un contributo per ora abbastanza unico nella storiografia italiana.
Si parla sempre, giustamente, delle persecuzioni naziste contro gli ebrei, ma poco delle altre persone che perseguitarono. Perché, secondo lei, riferendosi soprattutto agli omosessuali?
In verità da almeno una decina d'anni si è cominciata ad approfondire la ricerca sui numerosi gruppi internati e perseguitati dai nazisti: dai rom e sinti, agli "asociali", agli omosessuali. In Italia per esempio è uscito qualche anno fa Tanti olocausti di Claudio Vercelli (La Giuntina), che parla di questi gruppi, anche se non approfondisce la questione lesbica. Non direi quindi che ci sia solo silenzio attorno alla storia delle persecuzioni gay e lesbica; ci sono anche una serie di commemorazioni per il giorno della memoria e in altre date, nel nostro paese. C'è semmai, da parte della cultura mainstream, un "girare la testa" rispetto alla storia delle cosiddette devianze e della loro persecuzione, ma questo è un problema che riguarda lo stato di arretratezza culturale del nostro paese nell'epoca del berlusconismo, e che riguarda, a vari livelli, anche la storia delle donne e dei migranti.
Che tipo di informazione si potrebbe fare per contrastare il revisionismo e il negazionismo?
Non sono informata sulla specificità di un revisionismo o negazionismo riguardanti la questione lesbica, tuttavia senz'altro esisterà, dato che ciò che la realtà supera spesso la nostra peggiore immaginazione. Tuttavia la storia delle lesbiche esce da un silenzio che non è solo agito da categorie aberranti come queste, ma anche da chi, molto più letto ed ascoltato, ha scritto la storia degli oppressi e delle minoranze articolandola solo su paradigmi maschili, eterosessuali e bianchi. Cosa possiamo fare? Lavorare, lavorare, lavorare, curando libri come quello a cui umilmente Ines Rieder, Enza Scuderi ed io ci siamo dedicate per un periodo della nostra vita.
Come è arrivata ad occuparsi delle resistenze omosessuali al nazismo e come si è documentata?
Mi sono sempre interessata alla storia dei nazifascismi e a quella del movimento lesbico, del quale faccio parte, quindi direi che questo interesse è nato con me. Esiste una documentazione ormai abbastanza ricca, a livello europeo e transatlantico, poi qualcosa lo fa anche il leggere voracemente documenti e testi femminili alla ricerca di tracce lesbiche e il "fiuto" della ricercatrice. Voglio in particolare ringraziare, parlando di Biblioteche di donne, Roberta Ricci del Centro di Documentazione delle Donne di Bologna.
C'è qualche Paese straniero dove se ne parla di più?
Sicuramente nella maggior parte dei paesi europei, specie in Germania, Francia, Olanda, Austria, ma anche un paese cattolico latino come la Spagna produce più di noi a livello di teoria e storia lesbica. D'altronde in Italia non si pone solo il problema della carenza di storia lesbica , mi pare, oggi. Vivere in un paese familista, anti-femminista e ipocrita, dove i diritti delle donne e delle lesbiche sono continuamente messi in discussione ha un suo peso, ma lo ha – per fortuna – anche la nostra r/esistenza. Vivo e lavoro per il giorno della nostra riemersione e della nostra vittoria contro la barbarie berlusconiana, post-fascista e vaticana. Possiamo farcela. Anche il nostro libro lesbico europeo, partendo da questo paese, sembrava all'inizio un'impresa quasi irrealizzabile, ma adesso è qui, ad aiutarci a fare blocco contro la zona nera che ci assedia.
Solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare delle altre vittime del nazismo e del fascismo oltre agli ebrei e agli oppositori del regime, gli appartenenti a religioni minoritarie, i malati cronici e gli omosessuali, privilegiando però la persecuzione contro gli uomini gay, quando anche le donne lesbiche vennero internate e uccise.
La casa editrice Ombre corte pubblica nella sua collana Documenta il saggio R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista, a cura di Paola Guazzo, già coautrice de Il movimento delle lesbiche in Italia, di Ines Rieder, ricercatrice storica, e di Vincenza Scuderi, ricercatrice di Lingua tedesca e traduzione presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Catania.
Il libro è frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze di cui si dispone ed è incentrato sulle esistenze e resistenze lesbiche nell'Europa dei nazifascismi, inclusa la Spagna franchista. Nuovasocietà ha sentito una delle autrici, Paola Guazzo, per discutere di quello che è un contributo per ora abbastanza unico nella storiografia italiana.
Si parla sempre, giustamente, delle persecuzioni naziste contro gli ebrei, ma poco delle altre persone che perseguitarono. Perché, secondo lei, riferendosi soprattutto agli omosessuali?
In verità da almeno una decina d'anni si è cominciata ad approfondire la ricerca sui numerosi gruppi internati e perseguitati dai nazisti: dai rom e sinti, agli "asociali", agli omosessuali. In Italia per esempio è uscito qualche anno fa Tanti olocausti di Claudio Vercelli (La Giuntina), che parla di questi gruppi, anche se non approfondisce la questione lesbica. Non direi quindi che ci sia solo silenzio attorno alla storia delle persecuzioni gay e lesbica; ci sono anche una serie di commemorazioni per il giorno della memoria e in altre date, nel nostro paese. C'è semmai, da parte della cultura mainstream, un "girare la testa" rispetto alla storia delle cosiddette devianze e della loro persecuzione, ma questo è un problema che riguarda lo stato di arretratezza culturale del nostro paese nell'epoca del berlusconismo, e che riguarda, a vari livelli, anche la storia delle donne e dei migranti.
Che tipo di informazione si potrebbe fare per contrastare il revisionismo e il negazionismo?
Non sono informata sulla specificità di un revisionismo o negazionismo riguardanti la questione lesbica, tuttavia senz'altro esisterà, dato che ciò che la realtà supera spesso la nostra peggiore immaginazione. Tuttavia la storia delle lesbiche esce da un silenzio che non è solo agito da categorie aberranti come queste, ma anche da chi, molto più letto ed ascoltato, ha scritto la storia degli oppressi e delle minoranze articolandola solo su paradigmi maschili, eterosessuali e bianchi. Cosa possiamo fare? Lavorare, lavorare, lavorare, curando libri come quello a cui umilmente Ines Rieder, Enza Scuderi ed io ci siamo dedicate per un periodo della nostra vita.
Come è arrivata ad occuparsi delle resistenze omosessuali al nazismo e come si è documentata?
Mi sono sempre interessata alla storia dei nazifascismi e a quella del movimento lesbico, del quale faccio parte, quindi direi che questo interesse è nato con me. Esiste una documentazione ormai abbastanza ricca, a livello europeo e transatlantico, poi qualcosa lo fa anche il leggere voracemente documenti e testi femminili alla ricerca di tracce lesbiche e il "fiuto" della ricercatrice. Voglio in particolare ringraziare, parlando di Biblioteche di donne, Roberta Ricci del Centro di Documentazione delle Donne di Bologna.
C'è qualche Paese straniero dove se ne parla di più?
Sicuramente nella maggior parte dei paesi europei, specie in Germania, Francia, Olanda, Austria, ma anche un paese cattolico latino come la Spagna produce più di noi a livello di teoria e storia lesbica. D'altronde in Italia non si pone solo il problema della carenza di storia lesbica , mi pare, oggi. Vivere in un paese familista, anti-femminista e ipocrita, dove i diritti delle donne e delle lesbiche sono continuamente messi in discussione ha un suo peso, ma lo ha – per fortuna – anche la nostra r/esistenza. Vivo e lavoro per il giorno della nostra riemersione e della nostra vittoria contro la barbarie berlusconiana, post-fascista e vaticana. Possiamo farcela. Anche il nostro libro lesbico europeo, partendo da questo paese, sembrava all'inizio un'impresa quasi irrealizzabile, ma adesso è qui, ad aiutarci a fare blocco contro la zona nera che ci assedia.
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